di Caterina Sollazzo
Per oltre tre mesi una famiglia ha continuato a sperare. Ha atteso una telefonata, una segnalazione, un indizio che potesse riaccendere la speranza di riportare a casa Mimmo Piepoli. Oggi, invece, quella speranza si è trasformata nella certezza più dolorosa. Gli esami di comparazione del Dna hanno confermato che il corpo recuperato il 2 luglio scorso sulle coste della Libia appartiene al 39enne di Erchie, in provincia di Brindisi, Puglia, scomparso il 1° maggio durante un’uscita in kitesurf nelle acque di Porto Cesareo, in Salento.
Si chiude così una vicenda che, nel corso dei mesi, ha profondamente colpito non solo la Puglia ma l’intero Paese. Una storia fatta di ricerche incessanti, appelli, speranze e di una mobilitazione che ha coinvolto istituzioni, forze dell’ordine, autorità diplomatiche e migliaia di persone che hanno seguito con partecipazione ogni sviluppo.
Il ritrovamento del corpo era avvenuto nelle acque di Daryana, nella Libia orientale, non lontano da Bengasi. Fin dai primi accertamenti erano emersi elementi compatibili con il kitesurfista italiano: la muta e la tavola recuperate insieme alla salma facevano pensare a Mimmo Piepoli. Per trasformare quei sospetti in una certezza è stato però necessario attendere il risultato degli esami genetici, che hanno definitivamente confermato l’identità. In questi mesi la Farnesina, attraverso il Consolato generale d’Italia a Bengasi e con il coordinamento del Ministero degli Affari Esteri guidato da Antonio Tajani, ha seguito passo dopo passo tutte le procedure, mantenendo un costante contatto con la famiglia e con il Comune di Erchie.
La conferma è arrivata nelle scorse ore ed è stata comunicata ufficialmente dal sindaco di Erchie, Giuseppe Margheriti, con parole che racchiudono il dolore di un’intera comunità.
«Con profonda commozione comunico che in data odierna sono giunti i risultati dell’esame del DNA sul corpo ritrovato lo scorso 2 luglio sulle coste libiche: si tratta del nostro concittadino Mimmo Piepoli, scomparso in mare il 1° maggio scorso.» Un annuncio che mette fine a una lunga attesa e apre ora la fase del rientro in Italia della salma.
«A seguito di tale conferma, si attiverà la dovuta procedura di rimpatrio della salma con il coordinamento del Consolato italiano a Tripoli», ha spiegato il primo cittadino. Parole che segnano l’inizio dell’ultimo viaggio di Mimmo verso la sua terra, dove familiari, amici e concittadini potranno finalmente salutarlo. Nel suo messaggio, il sindaco ha voluto rivolgere un pensiero alla moglie Carla e a tutti coloro che hanno condiviso mesi di angoscia.
«Rivolgo un pensiero alla famiglia e ai conoscenti tutti che hanno vissuto nella speranza di un epilogo positivo in tutte queste lunghissime settimane, tenendo il fiato sospeso nell’attesa dei risultati. Il mio sostegno e quello dell’intera Amministrazione comunale non mancherà in questo momento di grande dolore.» La storia di Mimmo Piepoli aveva emozionato l’Italia intera. Giorno dopo giorno, la moglie Carla aveva continuato a chiedere che le ricerche non venissero interrotte, lanciando appelli pubblici e rivolgendosi anche alle più alte cariche dello Stato. Attorno a lei si era stretta un’intera comunità che non aveva mai smesso di credere in un finale diverso. Anche quando il ritrovamento del corpo in Libia aveva fatto temere il peggio, la famiglia aveva continuato ad aggrapparsi alla speranza, attendendo il solo responso capace di fugare ogni dubbio: quello del Dna.
Nel suo intervento, il sindaco ha voluto inoltre esprimere riconoscenza verso tutti coloro che hanno lavorato senza sosta in questi mesi.
«Desidero ringraziare tutte le autorità che si sono adoperate in questi mesi di ricerche, i Carabinieri della locale Stazione, il ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani e l’onorevole Mauro D’Attis che hanno seguito personalmente la vicenda offrendo tutto il supporto necessario. Un ringraziamento particolare va alla dottoressa Maria Gaia Pensieri del Comitato Scientifico Ricerche Scomparsi ODV che ci ha tenuti quotidianamente aggiornati sulla vicenda.» Parole che ricordano quanto intenso sia stato il lavoro svolto dietro le quinte, tra attività investigative, contatti internazionali, verifiche scientifiche e assistenza costante ai familiari. Il sindaco ha infine assicurato che la cittadinanza sarà informata sul rientro della salma e sulla data delle esequie.
«Terrò aggiornata la comunità sul rientro e sulle esequie di Mimmo.»
La conferma dell’identità pone fine a una vicenda che ha attraversato i confini italiani, trasformandosi in una storia di speranza, solidarietà e profondo dolore. Oggi Erchie piange uno dei suoi figli più amati, ma insieme alla comunità brindisina lo fa anche un Paese che, per oltre tre mesi, ha seguito con partecipazione ogni momento di questa drammatica ricerca.
Per la moglie Carla, grande donna, grande guerriera, che non ha mai smesso di cercare Mimmo, per la famiglia e per gli amici resta un vuoto che nulla potrà colmare. Resta però la possibilità di riportare finalmente Mimmo a casa. Un ritorno atteso, diverso da quello che tutti avevano immaginato, ma necessario per consentire ai suoi cari di salutarlo e di accompagnarlo nell’ultimo viaggio, circondato dall’affetto della sua terra.
